Tendiamo a darlo per scontato, ma non c’è davvero nulla di naturale o di spontaneo nel fatto che il nord, nelle mappe, si trovi in alto. Anzi, un tempo l’idea di porre in alto il luogo da cui proviene l’oscurità sarebbe stata considerata quanto meno bizzarra, così come a nessuno sarebbe venuto in mente di mettere in alto l’ovest, ovvero il luogo in cui il sole sparisce. Il nord in alto è una convenzione – non priva di implicazioni psicologiche: Brian Meier del Gettysberg College ha scoperto che le persone elaborano le parole che hanno un senso positivo come se si trovassero più in alto nello spazio. Il nord in alto è una scelta, storicamente favorita, certo, anche da qualche fattore funzionale. Ma che sia una scelta è fuor di dubbio e, infatti, non è stato sempre e dappertutto così.
Per esempio è possibile che nell’India antica si orientassero con l’est in alto, dato che la parola sanscrita dakṣiṇa significa sia “sud” sia “destra”. Sicuramente ponevano in alto il sud gli Egiziani, probabilmente perché il Nilo scorre verso nord e rimanda naturalmente alla forza di gravità. Una volta il nord in alto era prerogativa di poche mappe, particolarmente quelle cinesi, e non c’entra il fatto che i cinesi avessero inventato la bussola, dato che le fonti propongono buoni motivi per credere che le loro bussole puntassero a sud – l’ago di una bussola si dispone lungo la linea ideale che congiunge nord e sud, quindi può puntare entrambi – ma perché allora la scelta per il nord? Il fatto è che il nord era il luogo della residenza imperiale. Come si evince già da questo, le mappe hanno spesso poco di naturale e molto di politico, del resto basta pensare che il più classico dei planisferi contemporanei ha l’Europa al centro, e il Nord America in alto a sinistra, cioè idealmente all’inizio per chi scrive da sinistra a destra, come gli occidentali. Ma non è per nulla difficile pensare a un planisfero con l’Europa a sinistra, l’Asia e il Pacifico al centro, e le Americhe in fondo a destra. O addirittura a una mappa con il sud in alto, come quelle dei cartografi musulmani medievali, tra i quali Al-Idrīsī, che lavorò a Palermo presso Ruggero II: la ragione era che quasi tutti i paesi in cui l’Islam era diffuso si trovavano a nord della Mecca; d’altro canto quelle dei cartografi cristiani – come la mappa di Hereford, dipinta tra il 1276 e il 1283 – avevano in alto l’est (guarda caso diciamo orientarsi), il luogo dove si credeva si trovasse il Giardino dell’Eden, e ponevano al centro Gerusalemme.

La mappa di Hereford con l'est in alto, secolo XIII. Pubblico dominio via Wikimedia Commons

La mappa di Hereford con l’est in alto, secolo XIII

Quand’è che il nord finisce in alto, dunque? Le mappe esplorative del Mediterraneo – dette portolani – indicavano chiaramente il nord, ma non necessariamente lo appuntavano in alto: a volte erano mappe rotanti, con i nomi scritti in tutte le direzioni. Era tuttavia presente una rosa dei venti che indicava il nord per facilitare l’uso della bussola, che tra il medioevo e il rinascimento entra a far parte della strumentazione europea. La bussola europea – a differenza di quanto si presume su quella cinese – puntava il nord perché era vista come un sostituto artificiale della Stella Polare – che i cartografi di Maiorca amavano rappresentare al nord della loro rosa dei venti; gli italiani, invece, ci mettevano una specie di cappello, o una freccia. Eppure i cartografi musulmani continuarono a orientare in alto il sud anche dopo l’introduzione della bussola. «Perché il nord abbia finito per trionfare come direzione privilegiata nella tradizione geografica occidentale, non ha mai trovato una spiegazione pienamente convincente», scrive Jerry Brotton, e tant’è.

Grazioso Benincasa, portolano, 1482. Pubblico dominio via Wikimedia Commons

Grazioso Benincasa, portolano, 1482

Mentre ci domandiamo se sia più eurocentrico dare per scontata la responsabilità degli europei in questa faccenda o piuttosto escluderla, possiamo considerare che si tratti di una congiuntura di fattori tra i quali la convergenza funzionale tra bussola e Stella Polare, il fatto che nell’emisfero boreale ci siano più terre che in quello australe, e l’influenza che ebbe l’opera di Tolomeo presso i navigatori rinascimentali. Tolomeo – lo stesso del sistema tolemaico, quello con la Terra al centro e il sole che le gira intorno – vissuto ad Alessandria d’Egitto nel secondo secolo dopo Cristo, greco di cultura, romano di cittadinanza, aveva messo il nord in alto (a dire il vero, mappe di Tolomeo non ne abbiamo, ma abbiamo quelle ricostruite a posteriori dagli scribi bizantini, forse sulla sola base dei testi); dice di lui il professore di cartografia Matthew Edney: ha inventato la geografia, ma solo per fare oroscopi migliori. Quale sia il motivo per cui il nord di Tolomeo stia in alto non è chiaro, forse perché la biblioteca di Alessandria non aveva molti testi sul sud del mondo, in gran parte ancora inesplorato dalle civiltà mediterranee. Le mappe tratte dall’opera di Tolomeo, in ogni caso, ebbero grande fortuna nell’epoca dei viaggi per mare, un periodo che culmina in una tappa fondamentale: la mappa del 1569 di Gerardo Mercatore. Mercatore pone i poli in alto e in basso perché la sua mappa è fatta per essere scorsa in orizzontale, e in quella fase storica i poli non rappresentano l’interesse primario degli esploratori e dei navigatori in genere; è altresì plausibile, suggerisce la giornalista scientifica Caroline Williams, che Mercatore ponga l’emisfero nord in alto perché è lì che ci sono più terre e meglio esplorate.
Sta di fatto che, da Mercatore in poi, le mappe hanno pressoché stabilmente il nord in alto. Allargare lo sguardo può servire a stabilire dei punti cardinali, per così dire, assoluti? No, anzi finisce di distruggere le nostre certezze: nello spazio alto e basso sono concetti privi di senso. Siamo abituati a rappresentare il sistema solare con il nord della Terra in alto per mera tautologia, cioè semplicemente perché siamo abituati a porre il nord in alto nelle mappe terrestri, tanto abituati che, nel 1972, per non creare scompensi nel suo pubblico, la Nasa scelse di rovesciare la ben nota foto AS17-148-22727 – la Blue Marble – che nella versione originale ritraeva la Terra con il sud in alto. Sia mai che a qualcuno vengano idee strane.

Bibliografia
Jerry Brotton, La storia del mondo in dodici mappe, Feltrinelli 2013
John Noble Wilford, I signori delle mappe. La storia avventurosa dell’invenzione della cartografia, Garzanti 2018
Immagine di copertina: Al-Idrīsī, Tabula Rogeriana, copia di Konrad Miller. Pubblico dominio via Wikimedia Commons

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